LA LUCANIA DI ROCCO SCOTELLARO

La Lucania di Rocco Scotellaro (1923 – 1953) ha il suo punto di forza nella civiltà contadina e le sue espressioni. Oggi la diversità del Mezzogiorno d’Italia nell’ambito della Nazione è ormai un dato acquisito.

Il mondo contadino non è un mondo ” culturalmente chiuso in se stesso ed autosufficiente “, perchè nelle moderne società occidentali la compresenza di più modi di produzione nella formazione politico – sociale ne costituisce l’aspetto sociologicamente più interessante. Permangono le tradizioni produttive e comportamentali precapitalistiche che vengono egemonizzate dal modo di produzione dominante dal modo di produzione dominante, ma non per questo si ridimensionano o scompaiono.

Rocco Scotellaro rappresenta indubbiamente un momento di rielaborazione presso la cultura subalterna meridionale di una forma di realismo moderna e tributaria – sul piano linguistico – del patrimonio espressivo del surrealismo novecentesco. In effetti, Rocco Scotellaro è erede dello sviluppo di un modello poetico che ha le radici nell’Ermetismo e si richiama ad una insopprimibile appartenenza ad una cultura dai forti connotati.

Nel momento in cui si accetta l’esistenza di una qualsiasi linea di comunicazione, comunque mediata, tra la ” civiltà contadina ” e quella nazionale non si può rigorosamente pensare a civiltà distinte. Non è poi accettabile la concezione che colloca i contadini del Sud e il loro  mondo ideologico ” fuori ” dalla storia e dalla civiltà moderna. Del resto, non si possono avere dubbi sull’italianità dei contadini dell’Italia meridionale. E’ una italianità giudicata spesso con freddezza, frutto di un esercizio civile incline ora alla rassegna<ione ora alla ribellione violenta.

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