IL VOLGARE NEI DOCUMENTI NOTARILI TRA QUATTROCENTO E CINQUECENTO

Dall’inizio del secolo XV i notai usano il volgare nei documenti che sono testimonianze della scripta regionale. Questi testi offrono, soprattutto per il Cinquecento,  una documentazione estesa su tutto il territorio regionale, ma sono molto lontani dal riflettere la realtà della lingua parlata.

Proprio un testo tramandato in copia seicentesca è molto importante, perché fa una scelta esplicita a favore del volgare. Si tratta dell’atto con il quale il notaio Tommaso Dandolo ratificava i capitoli concessi dai Monaci di S. Nicola in Valle di Chiaromonte ai vassalli che avevano costruito il centro abitato di Francavilla.  I Capitoli sono scritti prima in latino e poi in volgare, perchè i vassalli ” fecero istanza che fossero a loro lette, illustrate, tradotte e diffuse tutte le singole prescrizioni ”

Nei decenni precedenti dovevano essere ancora pochi gli alfabetizzati in grado di apporre una firma autografa. Quelli che sanno firmare sembrano tutti appartenenti alla nobiltà e al clero, mentre per tutti gli altri è usuale il segno della croce. Ciò potrebbe significare che poca diffusa sarebbe l’alfabetizzazione di una classe borghese, anch’essa scarsamente rappresentata.

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