Nella società dell’informazione in cui siamo immersi le distanze si sono annullate e il tempo è ormai per ogni contatto un tempo reale. Dimenticato Gutemberg con il suo piombo e i suoi inchiostri, ha fatto il suo tempo anche Mc Luhan e il suo spersonalizzante villaggio globale.
La societ dell’informazione postula l’uomo creativo, che abbia forti motivazioni e si mostri disponibile al cambiamento. Nell’attuale contesto l’uomo rappresenta la risorsa strategica essenziale, anche se è la più difficile da reperire, qualificare e riprodurre. La complessità e il cambiamento sono i grandi vettori che dominano le vicende della nostra epoca. Essi possono essere gestitine controllati solo da individui che sappiano affrontare con spirito critico la situazione in essere. L’uomo, pur servendosi delle macchine, non deve esserne succube e lasciarsi condizionare dal quadro tecnologico.
L’avvento dell’intelligenza artificiale, che si impone prepotentemente nella vita di oggi rende questo discorso quanto mai attuale. Gli effetti disumanizzanti della tecnologia (l’impoverimento dei sentimenti, della fantasia, del senso morale) derivano proprio dal continuo rapporto con le macchine.
E’ possibile che la tecnologia possa influenzare la qualità della mente. Il rapporto con le tecnologie dell’informatica obbliga ad usare una logica rigorosa, a sfrondare la comunicazione di qualsiasi elemento al di fuori del suo contenuto informativo, a pensare per modelli.
Si impone intanto un nuovo umanesimo che trova la sua ragione d’essere nell’esigenza di far fronte agli eccessi della tecnologia, oggi alimentati dall’intelligenza artificiale e dalle sue implicazioni. Il rapporto tra le citate tecniche informatiche e il nuovo umanesimo comporta la necessità di rimettere l’essere umano, i suoi valori e la sua etica al centro dello sviluppo tecnologico, evitando che l’innovazione guidata dall’intelligenza artificiale e dal digitale domini o sostituisca la persona.