Nel secolo Xv il Comune si afferma come protagonista della vita sociale, accanto al Feudatario e alla Chiesa. Questa nuova istituzione territoriale si prefigge lo scopo di organizzarsi autonomamente rispetto alla Chiesa e al feudo per curare più direttamente gli interessi dei cittadini, dei quali assume la rappresentanza.
Che una città passasse al Regio Demanio, cioè alle dirette dipendenze della Corona e senza l’intermediazione del Feudatario significava che le terre feudali di pertinenza di ciascuno venivano riscattate e diventavano di possesso del Comune, cioè ” universali “. Per questa ragione il Comune fu detto Università. Tale istituzione potè amministrare le terre per suo conto, concedendole ai privati o lasciandole all’uso comune per il pascolo, il taglio della legna, ecc. Si trattava degli usi civici, legati alla storia di un territorio e alla sua tradizione. Le città diventano così ” baroni di sè medesime “, organizzandosi alla meglio.
In Basilicata le città ” regie “, cioè sottratte al peso feudale erano poche. Erano Saponara, Lagonegro, Matera, Maratea , San Mauro e rivello. Esse acquistarono la loro autonomia in vari momenti e non tutte riuscirono a mantenerla con continuità. Colobraro e Lagonegro ottennero la garanzia, spesso violata nei fatti, di essere conservate al regio Demanio. Ottennero nuove grazie e sgravi i Comuni di Lauria, Stigliano, Aliano e Roccanova.