LA CRISI DELLA ” PRESENZA ” IN BASILICATA

Magia e lamento funebre rientrano nelle teorizzazioni delle esperienze dell’antropologo Ernesto De Martino (1908 – 1965) in Basilicata. Si tratta di tentativi di avvalorare identità al limite della perdita di sè sotto l’influenza di negative condizioni sociali, di una miseria psicologica e di un rischio immanente di dissociazione della personalità.

De Martino intendeva capire il modo e i mezzi per ristabilire rapporti sociali e umani, non alienati, liberi e autentici tra le persone. Questa nuova dimensione della questione meridionale suscitò aspre polemiche da parte dei Crociani e dei Comunisti , accomunati dall’obiezione che quella cultura e quel mondo erano esperienze poco autonome che andavano superate. Tali obiezioni non riflettevano in pieno le concezioni che De Martino andava sviluppando sull’uomo e i suoi rapporti personali e sociali, ” qualcosa non riducibile alla storia, di non facilmente superabile, che il il rischio di perdersi e dissociarsi per ragioni non solo sociali.

L’essenza del pensiero di De Martino sta nel concetto di crisi della ” presenza “, cioè nella facoltà di acquisire consapevolmente una condizione umana e sociale, che non sia continuamente esposta a rischi di smarrimento fisico, esistenziale e sociale.

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