Lungo la costa di Maratea, da Acquafredda a Castrocucco la vegetazione è particolarmente rigogliosa. E’ presente un’erba perenne, conosciuta come ” tagliamani “.
Si tratta di una graminacea mediterranea avente lunghe foglie coriacee con margini ruvidi e taglienti, che possono provocare ferite. E’ una pianta vigorosa che si diffonde facilmente in luoghi aridi.
L’intero ciclo della lavorazione della tagliamani veniva eseguito a mano. Riguardava principalmente le donne sin dai 7 anni di età e si tramandava di madre in figlia. La raccolta avveniva on l’uso della falce, facendo dei mazzetti, che si legavano per formare un fascio. La prima fase di lavorazione era la macerazione, che serviva a rendere lavorabile la preziosa fibra. L’operazione aveniva in capienti vasche, facendo galleggiare il contenuto.
Ultimato questo ciclo, si procedeva a fermare la massa solida con delle grosse pietre, perchè rimanesse sotto il livello dell’acqua. Seguiva la battitura, che avveniva su una pietra levigata o sui muretti dei centri abitati. Si riusciva così a rendere il fascio più flessibile e a liberare la fibra dagli ultimi frammenti rigidi. L’operazione successiva, molto più complessa, era la torcitura, con la quale si otteneva un tipo di corda , chiamata libbana, ossia liana a corda per uso prettamente marinaro.
Per usi non commerciali si realizzavano ” spurtuni “, cioè culle per il trasporto dei bambini, vassoi, cordicelle per fare stuoie, cavezze per bestie, cordini usati dai muratori o nelle case per legare il baccalà.