Nel corso della sua vita Carlo Levi tornò più volte a percorrere il paesaggio lucano. Si fermò ad Aliano, Grassano, Matera, Potenza e ai Calanchi. Nella pinacoteca di Aliano sono conservati vari dipinti di Carlo Levi, che fu pittore oltre che scrittore. La sua arte si focalizzò molto sulla ritrattistica ve si riallacciò alla corrente del Realismo.
Lo sguardo di Levi sul territorio lucano non fu solo antropologico, ma indagine e inchiesta. L’esperienza vissuta in Basilicata ispirò così tanto la vena artistica dello scrittore da indurlo a scrivere il romanzo ” Cristo si è fermato a Eboli “. Oggi Carlo Levi è indicato come uno dei più significativi narratori del Novecento. Egli analizzò la misera condizione di vita dei contadini del SAud, dimenticati dal Governo e dalle altre Istituzioni. Tale condizione non si può defibire secondo i canoni comuni di ” realtà “, cioè di civiltà; essa si ascrive invece all’alone magico. I contadini della Basilicata pagano di un’altra storia, anarchica, una storia in cui Cristo non ha mai messo piede.
E’ proprio questa storia vissuta ai ” confini ” del mondo che ha permesso a Lei di stringere un sodalizio fraterno con i contadini lucani. Essi lo vedevano come ” uno di loro “, un esiliato. Questa fraternità passiva, questa rassegnazione solidale era il profondo sentimento dei contadini, legame non religioso, ma naturale.
Il fascino del romanzo di Levi sta soprattutto nella sensibilità e nell’amore, con cui l’autore partecipa alla vita che lo circonda e nell’alone di mistero legato a costumi, credenze e sentimenti antichissimi che sembrano essere immutabili ed eterni sullo sfondo dell’arido paesaggio lucano.